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Concorrenza Sleale su Internet

Il titolo X Libro V del Codice Civile detta una disciplina puntuale e dettagliata in materia di concorrenza sleale e, precisamente, all’art. 2598 c.c. il legislatore stabilisce: Ferme le disposizioni che concernano la tutela dei segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque:

1. usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;

2. diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinare il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;

3. si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

È interesse generale che lo svolgimento della concorrenza avvenga in modo corretto e leale. La legge, infatti detta alcune regole di comportamento che devono essere osservate per impedire comportamenti illeciti. I fatti e gli atti che violano tali regole vengono qualificati come atti di concorrenza sleale che integrano il cd. illecito concorrenziale.

Allo scopo di tutelare i consumatori ed evitare “colpi bassi” da parte degli imprenditori, tale tutela è estesa anche agli atti di concorrenza sleale compiuti in internet e precisamente tramite l’utilizzo di nomi a dominio. Si pensi ad esempio a Google, Yahoo, Pagine Gialle che di recente si sono rese protagoniste di un acceso dibattito sulla responsabilità degli Internet Service Provider (I.S.P.). Comunemente per ISP si intende “il soggetto che esercita un’attività imprenditoriale di prestatore di servizi della società dell’informazione offrendo servizi di connessione trasmissione e immagazzinamento dei dati, ovvero ospitando un sito sulle proprie apparecchiature” o ancora “una struttura commerciale o un'organizzazione che offre agli utenti (residenziali o imprese), dietro la stipulazione di un contratto di fornitura, la fornitura di servizi inerenti Internet, i principali dei quali sono l'accesso a Internet e la posta elettronica”.

Diverse sono le pronunce giurisprudenziali nelle quali si è ritenuto che, sussistendo i presupposti per l’applicabilità dell’art. 2598 c.c. , l’uso di un nome a dominio possa configurare atto di concorrenza sleale confusoria ingenerando nella clientela confusione sulla effettiva provenienza dei prodotti e sulla identità personale dell’imprenditore.

La giurisprudenza è concorde nel ritenere che “il nome a dominio registrato in internet deve essere considerato come segno distintivo e quindi, chi registra un nome che possa ingenerare confusione con altro marchio di azienda concorrente è responsabile della condotta di concorrenza sleale” (Trib. di Napoli 28.12.2001).

I fatti illeciti compiuti via internet possono comportare anche la responsabilità soggettiva del provider, riconducibile alla concreta violazione delle regole di prudenza, perizia e diligenza previste per gli operatori modello del settore commerciale dell’art. 2043 c.c.; ciò considerato, la condotta del provider deve essere opportunamente valutata sulla base di dette regole, ove una volta conosciuti i fatti illeciti non operi puntualmente per la rimozione delle informazioni o per disabilitarne l’accesso (Trib. di Napoli del 4.09.2002).

Ne deriva che il Provider che sia a conoscenza di illeciti per i quali è stato emesso un provvedimento giudiziale, risponde personalmente a titolo di propria responsabilità qualora non compia gli atti di propria competenza al fine di far cessare le attività illecite, ad esempio, disabilitando link e siti.

È principio giurisprudenziale consolidato che per la sua capacità di identificare il titolare del sito web ed i servizi da esso offerti al pubblico, il nome a dominio assume le caratteristiche e la funzione di un vero e proprio segno distintivo. In definitiva, l’uso del nome a dominio così come di qualsiasi altro segno distintivo acquista rilevanza ai fini della tutela contro la concorrenza sleale.

Dott.ssa Rossella Orlando

 

Equitalia: stop alle ipoteche per debiti al di sotto di 8.000,00 euro

Finalmente la Corte di Cassazione boccia l'Equitalia quanto alle iscrizioni ipotecarie!

Con la sentenza n. 4077/2010 , la Suprema Corte specifica che l’ipoteca immobiliare, quale garanzia reale al soddisfacimento del creditore, è atto prodromico alla promozione di esecuzione immobiliare e, pertanto, soggetta agli stessi limiti di valore previsti per l’instaurazione di detta procedura, cioè euro 8.000,00.

La Corte afferma che, quindi,  non è consentito agire in via coattiva tramite espropriazione immobiliare per la tutela di crediti per importi inferiori agli euro 8.000,00, allo stesso modo, non è legittimo iscrivere ipoteca su beni immobili laddove l’importo iscritto nel ruolo di riscossione sia inferiore al medesimo importo e ciò perché l’ipoteca è di atto funzionale e strumentale alla tutela del credito da realizzarsi, appunto, in via espropriativa.

Avv. Patrizio Merolla

 

Benvenuto

Lo studio legale nasce a Napoli dall'incontro tra due giovani ambiziosi avvocati, Andreafrancesco Artese e Patrizio Merolla, che decidono di fornire servizi legali nuovi, moderni ed impiantati non gia' esclusivamente alla forma ma alla sostanza e soprattutto al concreto ottenimento del risultato auspicato dal cliente.

Lo studio Artese & Merolla svolge la propria attività nel campo del diritto civile, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale,  del diritto di famiglia (separazioni e  divorzi, affidamento dei figli, riconoscimento di paternità, tutela dei minori), del diritto condominiale e delle locazioni, del diritto delle successioni.

Lo studio, inoltre, offre  tutela legale nel campo delle obbligazioni (recupero crediti, contrattualistica) e della responsabilità civile, ivi compresa l'infortunistica stradale.

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Intendendo la professione forense come un servizio in favore dei clienti, senza distinzione alcuna, lo studio offre il gratuito patrocinio a spese dello Stato,  al fine di garantire un supporto legale anche a coloro che non sono in grado di sostenere da soli le spese connesse ad una vertenza.

Ogni professionista e' dotato di adeguati spazi personali e delle più importanti banche dati giuridiche

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